Presentare Daniela Paradisi non è compito facile perchè si rischia di dire troppo o di cadere nella trappola della retorica di non dire tutto. Molti purtroppo hanno l’abitudine di parlare male delle varie mostre messe in cantiere, ognuno è libero di pensare ciò che vuole in proposito, in verità le mostre oggi , costituiscono più che un’abitudine  una necessità, nata da cause varie e dalle condizioni artistiche del momento. Io ritengo nobile e generoso che nei maggiori centri delle nazioni civili, esse assumino un significato sociale adatto a diffondere l’educazione estetica di un popolo, nonchè a provocare interessamento a problemi di carattere superiore. Noi vediamo spesso  nell’arte di oggi, un fenomeno generale, da un lato i postumi più o meno evidenti del cubismo, dell’astrattismo, dell’informale ecc., dall’altro quelle che si sono formate “motu proprio” correnti cosidette d’avanguardia, in molte delle quali vi è un incredibile contrabbando di stili che sono accorgimenti d’accattonaggio che fanno bella figura solo agli occhi degli ingenui.

Prima di stabilire contatti con l’opera di Daniela Paradisi, vorrei considerare con un pò di onesto scetticismo, non tanto le cose dipinte in questo ultimo decennio, ma le tante bugie che su di esso si va scrivendo, e qui qualche dubbio mi assale sul presente contributo di certa critica e al grande ingombro cartaceo che propaga l’illusione. Premesso questo legittimo sfogo, ecco a Daniela Paradisi, artista estremamente civile e garbata, in lei l’amore per la nostra tradizione ottocentesca mi pare evidente, ciò potrebbe essere un limite qualora l’artista rimanesse legata a quei modelli, ma amare i macchiaioli vuol dire essere orientata verso un sostanziale rinnovamento nei confronti dell’arte accademica di allora.

Campo di papaveri               olio 50x100

L’arte di Daniela “la chiamo affettuosamente per nome” è al tempo stesso  evidenza e segreto, quest’artista possiede tutti i segreti del colore “materia a lei preferita” – può darvela con i segni duri della pennellata e del pastello o assotigliarlo a leggerezze estreme, e qui sta il cardine dell’arte di Daniela Paradisi, la dissimulazione della propria sapienza per ottenere dal colore una profonda intensità espressiva, opere dai colori forti.

Sono i colori dei campi,  della terra, dei corpi – sono i colori della vita.

Ma vi par poco veder fiorire il grano, il tralcio di vite o un corpo bellissimo, vedere germogliare la vita secondo le leggi della natura, che poi sono le grandi leggi di Dio- opere che  vanno viste non con arroganza intellettuale, ma con spirito umile e rispettoso.

Tutte le opere di Daniela Paradisi sono fiori, forse di un lontanissimo periodo geologico, ma sono fiori rari adesso, di certo è che non appassiscono in questo vaso di cattiva ceramica “che è questo mondo” dove l’artista li introduce, non c’è bisogno di cambiare l’acqua, sono fiori, o se volete forme di fiori e tanto basta, dipinti sul filo veloce dell’emozione.

Remo  Zanarini